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atto quinto. — sc. iv. 419

Da voi; che al vecchio diciate che avete li
Due bacini d’argento avuto. Dissemi
Oggi ch’andassi a tôrli, ed arrecarveli
Dovessi, ma coperti, chè non fossino
Veduti; ed è accaduto che pregato mi
Ha qui un nostro vicino, ch’io lo accomodi
Del mio tabarro per mezz’ora; e passano
Già quattro e non ritorna; e, non avendoli
Io da coprir, non son ito: ma subito
Ch’io rïabbia il tabarro, vo ed arrecoli.
In tanto voi dite al patron, che avuto li
Avete.
Astrologo.            Non saría meglio che dirgli la
Bugía, che vada e gli arrechi?
Temolo.                                                  Devendoli
Portar scoperti, non voglio ir; chè Massimo
Si adirerebbe meco risapendolo.
E se non che potreste attribuirmelo
Forse a presunzïone, domandatovi
Avrei cotesta vesta, e sarebbe ottima:
Ma sì sciocco non son, ch’io non consideri
Che non saría domanda convenevole.
Astrologo.Se pur ti par che la sia buona, pigliala:
Ma perchè non debbe esser buona? Pigliala
Ogni modo, e va ratto.
Temolo.                                        Sarebbe ottima:
Ma mi parría gran villania spogliarvene.
Astrologo.Peggio saría s’io lasciassi trascorrere
Una conjunzïon, che per me idonea
Ora si fa, di Mercurio e di Venere.
Piglia pur tu la vesta, e torna subito,
Chè qui t’aspettarò in casa Massimo.
Temolo.Mi par strano lasciarvi in questo piccolo
Gonnellin: nondimeno, comandandolo
Voi, pigliaròlla.
Astrologo.                            Pígliala.
Temolo.                                        Or lo astrologo
Son io, e non voi.
Astrologo.                              Tu mi pari in quest’abito
Un uom dabbene.
Temolo.                              E voi parete... vogliolo
Poi dir com’io ritorno a voi.