Pagina:Ariosto-Op.minori.1-(1857).djvu/82


canto secondo. 53

D’un dolce, almo piacer, che non avete!
Dove voi digiunate, e senza feste
Fate vigilie in molta fame e sete,
Tal satolle e sì fatte prendereste,
Che grasse vi vedrei più che non siete.
Ma bene io stolto a porre in voi disire
Da farvi, per gir là, da noi fuggire!

115 Visse più d’una età leggiadra e bella,
Regina di quei popoli, Medea;
Che ad ogni suo piacer si rinnovella,
E da sè caccia ogni vecchiezza rea;
E questo per virtù d’un bagno ch’ella
Per incanto nel bosco fatto avea;
Al qual, perchè nissun altro s’accosti,
Avea mille demonî a guardia posti.

116 Questa Fata del popolo boemme1
Ebbe per tanti secoli governo,
Che ’l tempo non potría segnar coll’emme,2
E quasi credea ognun che fosse eterno:
Ma poi che a partorir in Bettelemme
Maria venne il figliuol del Re superno,
Quivi regnar più non potè, o non volse,
E di vista degli uomini si tolse.

117 E nell’antica selva fra la torma
Delli demoni suoi tornò a celarsi,
Dove ogni ottavo di sua bella forma
In bruttissima serpe avea a mutarsi.
Per questa opinïon, vestigio ed orma
Di piede uman nissun potea trovarsi
Innanzi a questo dì di ch’io vi parlo,
Che l’aurea fiamma3 alzò in Boemia Carlo.

118 L’imperador comanda che dal piede
Taglin le piante a lor bisogno ed uso:
L’esercito non osa, perchè crede,
Da lunga fama e vano error deluso,

  1. Desinenza o licenza che molto piacque al nostro autore, il quale più volte la usò in questi Canti anche fuori di rima; come ancora nelle Commedie, e nel Furioso, c. 28, st. 15.
  2. La lettera M è fra i Latini il segno del mille. Vuol dire, dunque, che i secoli furono più di dieci. — (Molini.)
  3. L’aurea fiamma, cioè l’orifiamma, bandiera del figlio di Costantino imperatore, e poi dei re di Francia. — (Molini.)