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canto quinto. 439

Ma Bradamante, che ode lamentarla,1
Soffrir non puote, e la visiera abbassa,
La lanza arresta e contra al capo passa.

11 Era capo di quelli un mascalzone,
Maggior de li altri più d’una gran spana,2
Largo in le spalle e grosso di ventrone;
Tagliato ha il viso e guardatura strana;
E sin nell’ossa, a dirlo, era poltrone,
Che ha ’l corpo grande e il cuore di puttana:
Ma in tutta Spagna mai non fe natura,
Quanto era in quello, la maggior bravura.3

12 Tutto era armato di armatura bianca,
E sopra li altri di statura avanza.
Or Bradamante, quella dama franca,
Verso di quello accosta la sua lanza,
E proprio al petto nella parte stanca
Il fer’ li pose, con tanta possanza,
Che più di un palmo lo passò di dietro,
Come di ghiaccio4 fusse o fragil vetro.

13 Poi súbito recòssi in man la spada,
E al resto di color cacciòssi addosso.
Non così secator5 atterra biada,
Quanto essa di color fa il terren rosso:
Scámpale ognun davanti e fàlle strada,
Chè quanto giunge taglia insino all’osso:
Tal fende al petto e tale alla cintura;
E chi non giunge, caccia di paura.

14 Fu in breve spazio sbarrattato il piano,
E abbandonato con la dama il carro:
Fuggì ciascuno che volse esser sano,
Morto quel capo lor poltron bizzarro:
E nell’arcion la dama con la mano
Trassesi6 presto più ch’io non vel narro,


  1. Verso viziato nella desinenza, per ripetervisi la rima colla stessa voce del verso secondo. — (A.-G.)
  2. Per spanna. — (A.-G.)
  3. Bravería, smargiassería, trasonería; disposizione o volontà di fare il bravo. Altri andarono presi all’equivoco che qui cagiona veramente questo nome bravura.
  4. Il MS.: giaccio.
  5. Latinismo che verrà stimato non imitabile, ma da cui pure fu fatto Segatore, per Mietitore.
  6. Cioè Bradamante.