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egloga. 269
     

Tirsi.Non so a cui possa o debbia fede avermi,
Se con quei che ci son tanto congiunti
54Non possiam star securamente inermi.

     

Melibeo.Li mal consigli che v’ha Jola1 giunti,
A quella cupidigia di Fereo2
57I molli fianchi han stimulati e punti.
     Ma che sia Jola d’ogni vizio reo
Maraviglia non è, chè mai di volpe
60Nascer non vidi pantera nè leo.
     Egli ha cui simigliar nelle sue colpe,
Che la malignità patema ha inclusa
63Nell’anima, nell’ossa e nelle polpe.

     

Tirsi.Nol partorì ad Eraclide Ardeusa,3
Nascosamente compressa da lui
66Nelli secreti lustri di Padusa?4

     

Melibeo.Così fu mai d’Eraclide costui,
Come son’io d’un asino o d’un bue:
69Nacque nel suo, ma il seme era d’altrui.5
     Emofil, tra’ pastori orrida lue,
Più ghiotto a’ latronecci ed omicidi.


  1. Cioè Giulio d’Este, fratello naturale dei suddetti. Egli si rifugiò a Mantova presso il duca, marito di sua sorella; ma questi avendo conosciuta la verità della congiura, lo rimandò in catene a Ferrara. Tanto egli, quanto Ferrante, furono condannati alla morte, e già avevano la testa sotto la mannaja, quando il duca Alfonso loro commutò la pena in una perpetua prigionia. — (Molini.)
  2. Questo Ferrante ci viene da tutti gli storici descritto qual uomo ambizioso e superbo. Essendosi fino dai più verdi anni esercitato nel mestiere dell’armi, ora per Carlo VIII re di Francia ed ora per la repubblica veneta, mal soffriva che il reggimento dello stato rimanesse in mani di Alfonso, amatore delle arti pacifiche, e, al parere di lui, troppo schivo del fasto e del severo contegno che a principe si convengono. Per la qual cosa, fu a Giulio assai facile impresa il tirarlo nella iniqua determinazione di togliere vita e trono al regnante fratello. — (Lampredi.)
  3. Per Eraclide è da intendersi il duca Ercole I, padre dei sopra nominati. Ardeusa, come dichiarò il Lampredi, citando le Memorie storiche del Frizzi, accenna ad una Isabella di Niccolò Arduino, damigella della duchessa Eleonora, poi moglie di un Giacomo Mainetto, la quale partorì don Giulio a dì 15 marzo del 1478.
  4. Accenna forse a qualche luogo più appartato del territorio di Ferrara, pel quale scorre il Po.
  5. Diversa opinione ebbe di poi Lodovico espressa nel Furioso, dove, alludendo a questa congiura (vedi c. III, st. 60-63), scriveva:
                                  O buona prole, o degna di Ercol buono,
                             Non vinca il lor fallir vostra bontade.
                             Di vostro sangue i miseri pur sono:
                             Qui ceda la giustizia alla pietade.

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