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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/77


canto trentesimoquinto 71


52
     Partissi; e nulla poi piú se n’intese,
se non che stava in una grotta scura.
Intanto Bradamante avea sospese
di costui l’arme all’alta sepoltura,
e fattone levar tutto l’arnese,
il qual dei cavallieri, alla scrittura,
conobbe de la corte esser di Carlo;
non levò il resto, e non lasciò levarlo.

53
     Oltr’a quel del figliuol di Monodante,
v’è quel di Sansonetto e d’Oliviero,
che per trovare il principe d’Anglante,
quivi condusse il piú dritto sentiero.
Quivi fur presi, e furo il giorno inante
mandati via dal Saracino altiero.
Di questi l’arme fe’ la donna tòrre
da l’alta mole, e chiuder ne la torre.

54
     Tutte l’altre lasciò pender dai sassi,
che fur spogliate ai cavallier pagani.
V’eran l’arme d’un re, del quale i passi
per Frontalatte mal fur spesi e vani:
io dico l’arme del re de’ Circassi,
che dopo lungo errar per colli e piani,
venne quivi a lasciar l’altro destriero;
e poi senz’arme andossene leggiero.

55
     S’era partito disarmato e a piede
quel re pagan dal periglioso ponte,
sí come gli altri ch’eran di sua fede,
partir da sé lasciava Rodomonte.
Ma di tornar piú al campo non gli diede
il cor; ch’ivi apparir non avria fronte:
che per quel che vantossi, troppo scorno
gli saria farvi in tal guisa ritorno.