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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/74

68 canto


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     Con un sospir quest’ultime parole
finí, con un sospir ch’usci dal core;
poi disse: — Andiamo; — e nel seguente sole
giunsero al fiume, al passo pien d’orrore.
Scoperte da la guardia che vi suole
farne segno col corno al suo signore,
il pagan s’arma; e quale è ’l suo costume,
sul ponte s’apparecchia in ripa al fiume:

41
     e come vi compar quella guerriera,
di porla a morte subito minaccia,
quando de l’arme e del destrier su ch’era,
al gran sepolcro oblazïon non faccia.
Bradamante che sa l’istoria vera,
come per lui morta Issabella giaccia,
che Fiordiligi detto le l’avea,
al Saracin superbo rispondea:

42
     — Perché vuoi tu, bestial, che gli innocenti
facciano penitenzia del tuo fallo?
Del sangue tuo placar costei convienti:
tu l’uccidesti, e tutto ’l mondo sallo.
Sí che di tutte l’arme e guernimenti
di tanti che gittati hai da cavallo,
oblazïone e vittima piú accetta
avrá, ch’io te l’uccida in sua vendetta.

43
     E di mia man le fia piú grato il dono,
quando, come ella fu, son donna anch’io:
né qui venuta ad altro effetto sono,
ch’a vendicarla; e questo sol disio.
Ma far tra noi prima alcun patto è buono,
che ’l tuo valor si compari col mio.
S’abbattuta sarò, di me farai
quel che degli altri tuoi prigion fatt’hai: