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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/7



CANTO TRENTESIMOTERZO

1
     Timagora, Farrasio, Polignoto,
Protogene, Timante, Apollodoro,
Apelle, piú di tutti questi noto,
e Zeusi, e gli altri ch’a quei tempi fòro;
di quai la fama (mal grado di Cloto,
che spinse i corpi e dipoi l’opre loro)
sempre stará, fin che si legga e scriva,
mercé degli scrittori, al mondo viva:

2
     e quei che furo a’ nostri dì, o sono ora,
Leonardo, Andrea Mantegna, Gian Bellino,
duo Dossi, e quel ch’a par sculpe e colora,
Michel, piú che mortale, angel divino;
Bastiano, Rafael, Tizian, ch’onora
non men Cador, che quei Venezia e Urbino;
e gli altri di cui tal l’opra si vede,
qual de la prisca etá si legge e crede:

3
     questi che noi veggián pittori, e quelli
che giá mille e mill’anni in pregio furo,
le cose che son state, coi pennelli
fatt’hanno, altri su l’asse, altri sul muro.
Non però udiste antiqui, né novelli
vedeste mai dipingere il futuro:
e pur si sono istorie anco trovate,
che son dipinte inanzi che sian state.