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386 canto


112
     Cosí a tutta la plebe e alla piú parte
dei cavallieri e dei baron parea;
che di memoria ancor lor non si parte
quel ch’in Parigi il pagan fatto avea;
che, solo, a ferro e a fuoco una gran parte
n’avea distrutta, e ancor vi rimanea,
e rimarrá per molti giorni il segno:
né maggior danno altronde ebbe quel regno.

113
     Tremava, piú ch’a tutti gli altri, il core
a Bradamante; non ch’ella credesse
che ’l Saracin di forza, e del valore
che vien dal cor, piú di Ruggier potesse:
né che ragion, che spesso dá l’onore
a chi l’ha seco, Rodomonte avesse:
pur stare ella non può senza sospetto;
che di temere, amando, ha degno effetto.

114
     Oh quanto volentier sopra sé tolta
l’impresa avria di quella pugna incerta,
ancor che rimaner di vita sciolta
per quella fosse stata piú che certa!
Avria eletto a morir piú d’una volta,
se può piú d’una morte esser sofferta,
piú tosto che patir che ’l suo consorte
si ponesse a pericol de la morte.

115
     Ma non sa ritrovar priego che vaglia,
perché Ruggiero a lei l’impresa lassi.
A riguardare adunque la battaglia
con mesto viso e cor trepido stassi.
Quinci Ruggier, quindi il pagan si scaglia,
e vengonsi a trovar coi ferri bassi.
Le lancie all’incontrar parver di gielo;
i tronchi, augelli a salir verso il cielo.