Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/371


quarantesimosesto 365


28
     né per questo interrompe il suo lamento,
né cessano i sospir, né il pianto cessa.
Leon si ferma, e sta ad udire intento;
poi smonta del cavallo, e se gli appressa.
Amore esser cagion di quel tormento
conosce ben; ma la persona espressa
non gli è, per cui sostien tanto martire;
ch’anco Ruggier non glie l’ha fatto udire.

29
     Piú inanzi, e poi piú inanzi i passi muta,
tanto che se gli accosta a faccia a faccia;
e con fraterno affetto lo saluta,
e se gli china a lato, e al collo abbraccia,
Io non so quanto ben questa venuta
di Leone improvisa a Ruggier piaccia;
che teme che lo turbi e gli dia noia,
e se gli voglia oppor, perché non muoia.

30
     Leon con le piú dolci e piú soavi
parole che sa dir, con quel piú amore
che può mostrar, gli dice: — Non ti gravi
d’aprirmi la cagion del tuo dolore;
che pochi mali al mondo son sí pravi,
che l’uomo trar non se ne possa fuore,
se la cagion si sa; né debbe privo
di speranza esser mai, fin che sia vivo.

31
     Ben mi duol che celar t’abbi voluto
da me, che sai s’io ti son vero amico,
non sol dipoi ch’io ti son sí tenuto,
che mai dal nodo tuo non mi districo,
ma fin allora ch’avrei causa avuto
d’esserti sempre capital nimico;
e dèi sperar ch’io sia per darti aita
con l’aver, con gli amici e con la vita.