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canto quarantesimosesto 359


4
     Veggo un’altra Genevra, pur uscita
del medesimo sangue, e Iulia seco;
veggo Ippolita Sforza, e la notrita
damigella Trivulzia al sacro speco:
veggo te, Emilia Pia, te, Margherita,
Ch’Angela Borgia e Grazïosa hai teco.
Con Ricciarda da Este ecco le belle
Bianca e Diana, e l’altre lor sorelle.

5
     Ecco la bella, ma piú saggia e onesta.
Barbara Turca, e la compagna è Laura:
non vede il sol di piú bontá di questa
coppia da l’Indo all’estrema onda maura.
Ecco Genevra che la Malatesta
casa col suo valor si ingemma e inaura,
che mai palagi imperïali o regi
non ebbon piú onorati e degni fregi.

6
     S’a quella etade ella in Arimino era,
quando superbo de la Gallia doma
Cesar fu in dubbio, s’oltre alla riviera
dovea passando inimicarsi Roma;
crederò che piegata ogni bandiera,
e scarca di trofei la ricca soma,
tolto avria leggi e patti a voglia d’essa,
né forse mai la libertade oppressa.

7
     Del mio signor di Bozolo la moglie,
la madre, le sirocchie e le cugine,
e le Torelle con le Bentivoglie,
e le Visconte e le Palavigine;
ecco chi a quante oggi ne sono, toglie,
e a quante o greche o barbere o latine
ne furon mai, di quai la fama s’oda,
di grazia e di beltá la prima loda,