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346 canto


72
     Qual talor, dopo il tuono, orrido vento
subito segue, che sozzopra volve
l’ondoso mare, e leva in un momento
da terra fin al ciel l’oscura polve;
fuggon le fiere, e col pastor l’armento;
l’aria in grandine e in pioggia si risolve:
udito il segno la donzella, tale
stringe la spada, e ’l suo Ruggiero assale.

73
     Ma non piú quercia antica, o grosso muro
di ben fondata torre a borea cede,
né piú all’irato mar lo scoglio duro,
che d’ogni intorno il dí e la notte il fiede;
che sotto l’arme il buon Ruggier sicuro,
che giá al troiano Ettòr Vulcano diede,
ceda all’odio e al furor che lo tempesta
or ne’ fianchi, or nel petto, or ne la testa.

74
     Quando di taglio la donzella, quando
mena di punta; e tutta intenta mira
ove cacciar tra ferro e ferro il brando,
sí che si sfoghi e disacerbi l’ira.
Or da un lato, or da un altro il va tentando
quando di qua, quando di lá s’aggira:
e si rode e si duol che non le avegna
mai fatta alcuna cosa che disegna.

75
     Come chi assedia una cittá che forte
sia di buon fianchi e di muraglia grossa,
spesso l’assalta, or vuol batter le porte,
or l’alte torri, or atturar la fossa;
e pone indarno le sue genti a morte,
né via sa ritrovar ch’entrar vi possa:
cosí molto s’affanna e si travaglia,
né può la donna aprir piastra né maglia.