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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/34

28 canto


108
     Se per mangiare o ber quello infelice
venia cacciato dal bisogno grande,
tosto apparia l’infernal schiera uitrice,
le monstruose arpie brutte e nefande,
che col griffo e con l’ugna predatrice
spargeano i vasi, e rapian le vivande;
e quel che non capia lor ventre ingordo,
vi rimanea contaminato e lordo.

109
     E questo, perch’essendo d’anni acerbo,
e vistosi levato in tanto onore,
che, oltre alle ricchezze, di piú nerbo
era di tutti gli altri e di piú core;
divenne, come Lucifer, superbo,
e pensò muover guerra al suo Fattore.
Con la sua gente la via prese al dritto
al monte onde esce il gran fiume d’Egitto.

110
     Inteso avea che su quel monte alpestre,
ch’oltre alle nubi e presso al ciel si leva,
era quel paradiso che terrestre
si dice, ove abitò giá Adamo et Eva.
Con camelli, elefanti, e con pedestre
esercito, orgoglioso si moveva
con gran desir, se v’abitava gente,
di farla alle sue leggi ubbidïente.

111
     Dio gli ripresse il temerario ardire,
e mandò l’angel suo tra quelle frotte,
che centomila ne fece morire,
e condannò lui di perpetua notte.
Alla sua mensa poi fece venire
l’orrendo mostro da l’infernal grotte,
che gli rapisce e contamina i cibi,
né lascia che ne gusti o ne delibi.