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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/32

26 canto


100
     Tra la marina e la silvosa schena
del fiero Atlante vide ogni contrada.
Poi diè le spalle ai monti di Carena,
e sopra i Cirenei prese la strada;
e traversando i campi de l’arena,
venne a’ confín di Nubia in Albaiada.
Rimase dietro il cimiter di Batto
e ’l gran tempio d’Amon, ch’oggi è disfatto.

101
     Indi giunse ad un’altra Tremisenne,
che di Maumetto pur segue lo stilo.
Poi volse agli altri Etiopi le penne,
che contra questi son di lá dal Nilo.
Alla cittá di Nubia il camin tenne
tra Dobada e Coalle in aria a filo.
Questi cristiani son, quei saracini;
e stan con l’arme in man sempre a’ confini.

102
     Senapo imperator de la Etïopia,
ch’in loco tien di scettro in man la croce,
di gente, di cittadi e d’oro ha copia
quindi fin lá dove il mar Rosso ha foce;
e serva quasi nostra fede propia,
che può salvarlo da l’esilio atroce.
Gli è, s’io non piglio errore, in questo loco
ove al battesmo loro usano il fuoco.

103
     Dismontò il duca Astolfo alla gran corte
dentro di Nubia, e visitò il Senapo.
Il castello è piú ricco assai che forte,
ove dimora d’Etïopia il capo.
Le catene dei ponti e de le porte,
gangheri e chiavistei da piedi a capo,
e finalmente tutto quel lavoro
che noi di ferro usiamo, ivi usan d’oro.