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312 canto


44
     Figlia d’Amone e di Beatrice sono,
e son, misera me! serva d’Amore.
Dai genitori miei trovar perdono
spero e pietá, s’io caderò in errore:
ma s’io offenderò Amor, chi sará buono
a schivarmi con prieghi il suo furore,
che sol voglia una di mie scuse udire,
e non mi faccia subito morire?

45
     Ohimè! con lunga et ostinata prova
ho cercato Ruggier trarre alla fede;
et bollo tratto al fin: ma che mi giova,
se ’l mio ben fare in util d’altri cede?
Cosí, ma non per sé, l’ape rinuova
il mèle ogni anno, e mai non lo possiede.
Ma vo’ prima morir, che mai sia vero,
ch’io pigli altro marito, che Ruggiero.

46
     S’io non sarò al mio padre ubbidïente,
né alla mia madre, io sarò al mio fratello,
che molto e molto è piú di lor prudente,
né gli ha la troppa etá tolto il cervello.
E a questo che Rinaldo vuol, consente
Orlando ancora; e per me ho questo e quello:
li quali duo piú onora il mondo e teme,
che l’altra nostra gente tutta insieme.

47
     Se questi il fior, se questi ognuno stima
la gloria e lo splendor di Chiaramonte;
se sopra gli altri ognun gli alza e sublima
piú che non è del piede alta la fronte;
perché debbo voler che di me prima
Amon disponga, che Rinaldo e ’l conte?
Voler nol debbo, tanto men, che messa
in dubbio al Greco, e a Ruggier fui promessa. —