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292 canto


164
     Questo et altro dicendo, in lei risorse
il furor con tante impeto e la rabbia,
ch’a stracciare il bel crin di nuovo corse,
come il bel crin tutta la colpa n’abbia.
Le mani insieme si percosse e morse,
nel sen si cacciò bugne e ne le labbia.
Ma torno a Orlando et a’ compagni, intanto
ch’ella si strugge e si consuma in pianto.

165
     Orlando, col cognato che non poco
bisogno avea di medico e di cura,
et altretanto, perché in degno loco
avesse Brandimarte sepultura,
verso il monte ne va che fa col fuoco
chiara la notte, e il dí di fumo oscura.
Hanno propizio il vento, e a destra mano
non è quel lito lor molto lontano.

166
     Con fresco vento ch’in favor veniva,
sciolser la fune al declinar del giorno,
mostrando lor la taciturna diva
la dritta via col luminoso corno;
e sorser l’altro di sopra la riva
ch’amena giace ad Agringento intorno.
Quivi Orlando ordinò per l’altra sera
ciò ch’a funeral pompa bisogno era.

167
     Poi che l’ordine suo vide esequito,
essendo omai del sole il lume spento,
fra molta nobiltá ch’era allo ’nvito
de’ luoghi intorno corsa in Agringento,
d’accesi torchi tutto ardendo ’l lito,
e di grida sonando e di lamento,
tornò Orlando ove il corpo fu lasciato,
che vivo e morto avea con fede amato.