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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/28

22 canto


84
     Vider Baiardo a zuffa con un mostro
ch’era piú di lui grande, et era augello:
avea piú lungo di tre braccia il rostro;
l’altre fattezze avea di vipistrello;
avea la piuma negra come inchiostro;
avea l’artiglio grande, acuto e fello;
occhi di fuoco, e sguardo avea crudele;
l’ale avea grandi, che parean due vele.

85
     Forse era vero augel, ma non so dove
o quando un altro ne sia stato tale.
Non ho veduto mai, né letto altrove,
fuor ch’in Turpin, d’un sí fatto animale.
Questo rispetto a credere mi muove,
che l’augel fosse un diavolo infernale
che Malagigi in quella forma trasse,
acciò che la battaglia disturbasse.

86
     Rinaldo il credette anco, e gran parole
e sconcie poi con Malagigi n’ebbe.
Egli giá confessar non glielo vuole;
e perché tor di colpa si vorrebbe,
giura pel lume che dá lume al sole,
che di questo imputato esser non debbe.
Fosse augello o demonio, il mostro scese
sopra Baiardo, e con l’artiglio il prese.

87
     Le redine il destrier, ch’era possente,
subito rompe, e con sdegno e con ira
contra l’augello i calci adopra e ’l dente;
ma quel veloce in aria si ritira:
indi ritorna, e con l’ugna pungente
lo va battendo, e d’ogn’intorno aggira.
Baiardo offeso, e che non ha ragione
di schermo alcun, ratto a fuggir si pone.