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228 canto


16
     Sobrin che molto sangue avea perduto,
che gli piovea sul fianco e su le gote,
riverso giá gran pezzo era caduto,
e aver ne dovea ormai le vene vòte.
Ancor giacea Olivier, né riavuto
il piede avea, né riaver lo puote
se non ismosso, e de lo star che tanto
gli fece il destrier sopra, mezzo infranto:

17
     e se ’l cognato non venía ad aitarlo
(sí come lacrimoso era e dolente),
per sé medesmo non potea ritrarlo;
e tanta doglia e tal martir ne sente,
che ritratto che l’ebbe, né a mutarlo
né a fermarvisi sopra era possente;
e n’ha insieme la gamba sí stordita,
che muover non si può, se non si aita.

18
     De la vittoria poco rallegrosse
Orlando; e troppo gli era acerbo e duro
veder che morto Brandimarte fosse,
né del cognato molto esser sicuro.
Sobrin, che vivea ancora, ritrovosse,
ma poco chiaro avea con molto oscuro;
che la sua vita per l’uscito sangue
era vicina a rimanere esangue.

19
     Lo fece tor, che tutto era sanguigno,
il conte, e medicar discretamente;
e confortollo con parlar benigno,
come se stato gli fosse parente;
che dopo il fatto nulla di maligno
in sé tenea, ma tutto era clemente.
Fece dei morti arme e cavalli tòrre;
del resto a’ servi lor lasciò disporre.