Apri il menu principale

Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/23


trentesimoterzo 17


64
     O felice anima! ch’un sonno forte
sei mesi tien senza mai gli occhi aprire!
Che s’assimigli tal sonno alla morte,
tal veggiare alla vita, io non vo’ dire;
ch’a tutt’altre contraria la mia sorte
sente morte a veggiar, vita a dormire:
ma s’a tal sonno morte s’assimiglia,
deh, Morte, or ora chiudimi le ciglia! —

65
     De l’orizzonte il sol fatte avea rosse
l’estreme parti, e dileguato intorno
s’eran le nubi, e non parea che fosse
simile all’altro il cominciato giorno;
quando svegliata Bradamante armosse
per fare a tempo al suo camin ritorno,
rendute avendo grazie a quel signore
del buono albergo e de l’avuto onore.

66
     E trovò che la donna messaggera,
con damigelle sue, con suoi scudieri
uscita de la ròcca, venut’era
lá dove l’attendean quei tre guerrieri;
quei che con l’asta d’oro essa la sera
fatto avea riversar giú dei destrieri,
e che patito avean con gran disagio
la notte l’acqua e il vento e il ciel malvagio.

67
     Arroge a tanto mal, ch’a corpo vóto
et essi e i lor cavalli eran rimasi,
battendo i denti e calpestando il loto:
ma quasi lor piú incresce, e senza quasi
incresce e preme piú, che fará noto
la messaggiera, appresso agli altri casi,
alla sua donna, che la prima lancia
gli abbia abbattuti, c’han trovata in Francia.