Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/189


quarantesimo 183


24
     E con mano e con piè quivi s’attacca,
salta sui merli, e mena il brando in volta,
urta, riversa e fende e fora e ammacca,
e di sé mostra esperïenzia molta.
Ma tutto a un tempo la scala si fiacca,
che troppa soma e di soperchio ha tolta:
e for che Brandimarte, giú nel fosso
vanno sozzopra, e l’uno all’altro adosso.

25
     Per ciò non perde il cavallier l’ardire,
nè pensa riportare a dietro il piede;
ben che de’ suoi non vede alcun seguire,
ben che berzaglio alla cittá si vede.
Pregavan molti (e non volse egli udire)
che ritornasse; ma dentro si diede:
dico che giú ne la cittá d’un salto
dal muro entrò, che trenta braccia era alto.

26
     Come trovato avesse o piume o paglia,
presse il duro terren senza alcun danno;
e quei c’ha intorno affrappa e fora e taglia,
come s’affrappa e taglia e fora il panno.
Or contra questi or contra quei si scaglia;
e quelli e questi in fuga se ne vanno.
Pensano quei di fuor, che l’han veduto
dentro saltar, che tardo fia ogni aiuto.

27
     Per tutto ’l campo alto rumor si spande
di voce in voce, e ’l mormorio e ’l bisbiglio.
La vaga Fama intorno si fa grande,
e narra, et accrescendo va il periglio.
Ove era Orlando (perché da piú bande
si dava assalto), ove d’Otone il figlio,
ove Olivier, quella volando venne,
senza posar mai le veloci penne.