Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/162

156 canto


4
     Melissa in questo tempo, ch’era fonte
di quanto sappia incantatore o mago,
avea cangiata la feminil fronte,
e del gran re d’Algier presa l’imago:
sembrava al viso, ai gesti Rodomonte,
e parea armata di pelle di drago;
e tal lo scudo e tal la spada al fianco
avea, quale usava egli, e nulla manco.

5
     Spinse il demonio inanzi al mesto figlio
del re Troiano, in forma di cavallo;
e con gran voce e con turbato ciglio
disse: — Signor, questo è pur troppo fallo,
ch’un giovene inesperto a far periglio,
contra un sí forte e sí famoso Gallo
abbiate eletto in cosa di tal sorte,
che’l regno e l’onor d’Africa n’importe.

6
     Non si lassi seguir questa battaglia,
che ne sarebbe in troppo detrimento.
Su Rodomonte sia, né ve ne caglia,
l’avere il patto rotto e ’l giuramento.
Dimostri ognun come sua spada taglia:
poi ch’io ci sono, ognun di voi val cento. —
Potè questo parlar sí in Agramante,
che senza piú pensar si cacciò inante.

7
     Il creder d’aver seco il re d’Algieri
fece che si curò poco del patto;
e non avria di mille cavallieri
giunti in suo aiuto sí gran stima fatto.
Perciò lancie abbassar, spronar destrieri
di qua di lá veduto fu in un tratto.
Melissa, poi che con sue finte larve
la battaglia attaccò, subito sparve.