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trentesimottavo 147


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     La gente qui, lá perdi a un tempo il regno,
s’in questa impresa piú duri ostinato;
ove, s’al ritornar muti disegno,
l’avanzo di noi servi con lo stato.
Lasciar Marsilio è di te caso indegno,
ch’ognun te ne terrebbe molto ingrato;
ma c’è rimedio, far con Carlo pace;
ch’a lui deve piacer, se a te pur piace.

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     Pur se ti par che non ci sia il tuo onore,
se tu, che prima offeso sei, la chiedi;
e la battaglia piú ti sta nel cqre,
che, come sia fin qui successa, vedi;
studia almen di restarne vincitore;
il che forse averrá, se tu mi credi;
se d’ogni tua querela a un cavalliero
darai l’assunto, e se quel fia Ruggiero.

62
     Io ’l so, e tu ’l sai che Ruggier nostro è tale,
che giá da solo a sol con l’arme in mano
non men d’Orlando o di Rinaldo vale,
né d’alcun altro cavallier cristiano.
Ma se tu vuoi far guerra universale,
ancor che ’l valor suo sia sopraumano,
egli però non sará piú ch’un solo,
et avrá di par suoi contra uno stuolo.

63
     A me par, s’a te par, ch’a dir si mandi
al re cristian, che per finir le liti,
e perché cessi il sangue che tu spandi
ognior de’ suoi, egli de’ tuo’ infiniti;
che contra un tuo guerrier tu gli domandi
che metta in campo uno dei suoi piú arditi;
e faccian questi duo tutta la guerra,
fin che l’un vinca, e l’altro resti in terra: