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trentesimottavo 135


12
     Marfisa cominciò con grata voce:
— Eccelso, invitto e glorioso Augusto,
che dal mar Indo alla Tirinzia foce,
dal bianco Scita all’Etïope adusto
riverir fai la tua candida croce,
né di te regna il piú saggio o ’l piú giusto;
tua fama, ch’alcun termine non serra,
qui tratto m’ha fin da l’estrema terra.

13
     E, per narrarti il ver, sola mi mosse
invidia, e sol per farti guerra io venni,
acciò che sí possente un re non fosse,
che non tenesse la legge ch’io tenni.
Per questo ho fatto le campagne rosse
del cristian sangue; et altri fieri cenni
era per farti da crudel nimica,
se non cadea chi mi t’ha fatto amica.

14
     Quando nuocer pensai piú alle tue squadre,
io trovo (e come sia dirò piú ad agio)
che ’l bon Ruggier di Risa fu mio padre,
tradito a torto dal fratel malvagio.
Portommi in corpo mia misera madre
di lá dal mare, e nacqui in gran disagio.
Nutrimmi un mago infin al settimo anno,
a cui gli Arabi poi rubata m’hanno.

15
     E mi vendero in Persia per ischiava
a un re che poi cresciuta io posi a morte;
che mia virginitá tor mi cercava.
Uccisi lui con tutta la sua corte;
tutta cacciai la sua progenie prava,
e presi il regno; e tal fu la mia sorte,
che diciotto anni d’uno o di duo mesi
io non passai, che sette regni presi.