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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/128

122 canto


84
     Quelle c’hanno per scorta cavallieri,
son da questo nimico di pietate,
come vittime, tratte ai cimiteri
dei morti figli, e di sua man scannate.
Leva con ignominia arme e destrieri,
e poi caccia in prigion chi l’ha guidate:
e lo può far; che sempre notte e giorno
si trova piú di mille uomini intorno.

84
     E dir di piú vi voglio ancora, ch’esso,
s’alcun ne lascia, vuol che prima giuri
su l’ostia sacra, che ’l femineo sesso
in odio avrá fin che la vita duri.
Se perder queste donne e voi appresso
dunque vi pare, ite a veder quei muri
ove alberga il fellone, e fate prova
s’in lui piú forza o crudeltá si trova.

86
     Cosí dicendo, le guerriere mosse
prima a pietade, e poscia a tanto sdegno,
che se, come era notte, giorno fosse,
sarian corse al castel senza ritegno.
La bella compagnia quivi pososse;
e tosto che l’Aurora fece segno
che dar dovesse al Sol loco ogni stella,
ripigliò l’arme e si rimesse in sella.

87
     Giá sendo in atto di partir, s’udiro
le strade risonar dietro le spalle
d’un lungo calpestio, che gli occhi in giro
fece a tutti voltar giú ne la valle.
E lungi quanto esser potrebbe un tiro
di mano, andar per uno istretto calle
vider da forse venti armati in schiera,
di che parte in arcion, parte a pied’era;