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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/126

120 canto


76
     Marganor che cader vede il figliuolo,
e poi restar ne le sue braccia estinto,
fu per morir con lui, dal grave duolo
ch’alla sprovista lo trafisse, vinto.
Duo n’ebbe un tempo, or si ritrova solo:
due femine a quel termine l’han spinto.
La morte a l’un da l’una fu causata;
e l’altra all’altro di sua man l’ha data.

77
     Amor, pietá, sdegno, dolore et ira,
disio di morte e di vendetta insieme
quell’infelice et orbo padre aggira,
che, come il mar che turbi il vento, freme.
Per vendicarsi va a Drusilla, e mira
che di sua vita ha chiuse bore estreme;
e come il punge e sferza l’odio ardente,
cerca offendere il corpo che non sente.

78
     Qual serpe che ne l’asta ch’alla sabbia
la tenga fissa, indarno i denti metta;
o qual mastin ch’ai ciottolo che gli abbia
gittato il viandante, corra in fretta,
e morda invano con stizza e con rabbia,
né se ne voglia andar senza vendetta:
tal Marganor d’ogni mastin, d’ogni angue
via piú crudel, fa contra il corpo esangue.

79
     E poi che per stracciarlo e farne scempio
non si sfoga il fellon né disacerba,
vien fra le donne di che è pieno il tempio,
né piú l’una de l’altra ci riserba;
ma di noi fa col brando crudo et empio
quel che fa con la falce il villan d’erba.
Non vi fu alcun ripar, ch’in un momento
trenta n’uccise, e ne ferí ben cento.