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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/124

118 canto


68
     Lo statuito giorno al tempio venne,
di gemme ornata e di leggiadre gonne,
ove d’Olindro, come gli convenne,
fatto avea l’arca alzar su due colonne.
Quivi l’officio si cantò solenne:
trasseno a udirlo tutti, uomini e donne;
e lieto Marganor piú de l’usato,
venne col figlio e con gli amici a lato.

69
     Tosto ch’al fin le sante esequie fòro,
e fu col tòsco il vino benedetto,
il sacerdote in una coppa d’oro
lo versò, come avea Drusilla detto.
Ella ne bebbe quanto al suo decoro
si conveniva, e potea far l’effetto:
poi diè allo sposo con viso giocondo
il nappo; e quel gli fe’ apparire il fondo.

70
     Renduto il nappo al sacerdote, lieto
per abbracciar Drusilla apre le braccia.
Or quivi il dolce stile e mansueto
in lei si cangia e quella gran bonaccia.
Lo spinge a dietro, e gli ne fa divieto,
e par ch’arda negli occhi e ne la faccia;
e con voce terribile e incomposta
gli grida: — Traditor, da me ti scosta!

71
     Tu dunque avrai da me solazzo e gioia,
io lagrime da te, martiri e guai?
Io vo’ per le mie man ch’ora tu muoia:
questo è stato venen, se tu nol sai.
Ben mi duol c’hai troppo onorato boia,
che troppo lieve e facil morte fai;
che mani e pene io non so sí nefande,
che fosson pari al tuo peccato grande.