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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/122

116 canto


60
     Simula il viso pace; ma vendetta
chiama il cor dentro, e ad altro non attende.
Molte cose rivolge, alcune accetta,
altre ne lascia, et altre in dubbio appende.
Le par che quando essa a morir si metta,
avrá il suo intento; e quivi al fin s’apprende.
E dove meglio può morire, o quando,
che ’l suo caro marito vendicando?

61
     Ella si mostra tutta lieta, e finge
di queste nozze aver sommo disio;
e ciò che può indugiarle, a dietro spinge,
non ch’ella mostri averne il cor restio.
Piú de l’altre s’adorna e si dipinge:
Olindro al tutto par messo in oblio.
Ma che sian fatte queste nozze vuole,
come ne la sua patria far si suole.

62
     Non era però ver che questa usanza
che dir volea, ne la sua patria fosse:
ma, perché in lei pensier mai non avanza,
che spender possa altrove, imaginosse
una bugia, la qual le diè speranza
di far morir chi ’l suo signor percosse:
e disse di voler le nozze a guisa
de la sua patria, e ’l modo gli devisa.

63
     — La vedovella che marito prende,
deve, prima (dicea) ch’a lui s’appresse,
placar l’alma del morto ch’ella offende,
facendo celebrargli offici e messe,
in remission de le passate mende,
nel tempio ove di quel son l’ossa messe;
e dato fin ch’al sacrificio sia,
alla sposa l’annel lo sposo dia: