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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/116

110 canto


36
     Non piú a Iason di maraviglia denno,
né agli Argonauti che venian con lui,
le donne che i mariti morir fenno
e i figli e i padri coi fratelli sui,
sí che per tutta l’isola di Lenno
di viril faccia non si vider dui;
che Ruggier quivi, e chi con Ruggier era
maraviglia ebbe all’alloggiar la sera.

37
     Fèro ad Ullania et alle damigelle
che venivan con lei, le due guerriere
la sera proveder di tre gonnelle,
se non cosí polite, almeno intere.
A sé chiama Ruggiero una di quelle
donne ch’abitan quivi, e vuol sapere
ove gli uomini sian, ch’un non ne vede;
et ella a lui questa risposta diede:

38
     — Questa che forse è maraviglia a voi,
che tante donne senza uomini siamo,
è grave e intolerabil pena a noi,
che qui bandite misere viviamo.
E perché il duro esilio piú ci annoi,
padri, figli e mariti, che si amiamo,
aspro e lungo divorzio da noi fanno,
come piace al crudel nostro tiranno.

39
     Da le sue terre, le quai son vicine
a noi due leghe, e dove noi sian nate,
qui ci ha mandato il barbaro in confine,
prima di mille scorni ingiurïate;
et ha gli uomini nostri e noi meschine
di morte e d’ogni strazio minacciate,
se quelli a noi verranno, o gli fia detto
che noi dián lor, venendoci, ricetto.