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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/78

72 canto


148
     Dovunque il viso drizza il paladino,
levasi ognuno, e gli dá larga strada;
né men sgombra il fedel, che ’l Saracino,
sí reverita è la famosa spada.
Rinaldo, fuor che Dardinel meschino,
non vede alcuno, e lui seguir non bada.
Grida: — Fanciullo, gran briga ti diede
chi ti lasciò di questo scudo erede.

149
     Vengo a te per provar, se tu m’attendi,
come ben guardi il quartier rosso e bianco;
che s’ora contra me non lo difendi,
difender contra Orlando il potrai manco. —
Rispose Dardinello: — Or chiaro apprendi
che s’io lo porto, il so difender anco;
e guadagnar piú onor, che briga, posso
del paterno quartier candido e rosso.

150
     Perché fanciullo io sia, non creder farme
però fuggire, o che ’l quartier ti dia:
la vita mi torrai, se mi toi l’arme;
ma spero in Dio ch’anzi il contrario fia.
Sia quel che vuol, non potrá alcun biasmarme
che mai traligni alla progenie mia. —
Cosí dicendo, con la spada in mano
assalse il cavallier da Montalbano.

151
     Un timor freddo tutto ’l sangue oppresse,
che gli Africani aveano intorno al core,
come vider Rinaldo che si messe
con tanta rabbia incontra a quel signore,
con quanta andria un leon ch’al prato avesse
visto un torel ch’ancor non senta amore.
Il primo che ferí, fu ’l Saracino;
ma picchiò invan su l’elmo di Mambrino.