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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/68

62 canto


108
     Ma che sua intenzione avesse effetto
vietò quella magnanima guerriera,
che con Astolfo e col buon Sansonetto
in piazza nuovamente venuta era.
Costei, vedendo l’arme ch’io v’ho detto,
subito n’ebbe conoscenza vera:
però che giá sue furo, e l’ebbe care
quanto si suol le cose ottime e rare;

109
     ben che l’avea lasciate in su la strada
a quella volta che le fur d’impaccio,
quando per riaver sua buona spada
correa dietro a Brunel degno di laccio.
Questa istoria non credo che m’accada
altrimenti narrar; però la taccio.
Da me vi basti intendere a che guisa
quivi trovasse l’arme sue Marfisa.

110
     Intenderete ancor, che come l’ebbe
riconosciute a manifeste note,
per altro che sia al mondo, non le avrebbe
lasciate un dí di sua persona vote.
Se piú tenere un modo o un altro debbe
per racquistarle, ella pensar non puote;
ma se gli accosta a un tratto, e la man stende,
e senz’altro rispetto se le prende;

111
     e per la fretta ch’ella n’ebbe, avenne
ch’altre ne prese, altre mandonne in terra.
Il re, che troppo offeso se ne tenne,
con uno sguardo sol le mosse guerra;
che ’l popul, che l’ingiuria non sostenne,
per vendicarlo e lance e spade afferra,
non rammentando ciò ch’i giorni inanti
nocque il dar noia ai cavallieri erranti.