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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/61


decimottavo 55


80
     Quando Orrigille udí l’irata voce,
a dietro il palafren per fuggir volse;
ma di lei fu Aquilante piú veloce,
e fecela fermar, volse o non volse.
Martano al minacciar tanto feroce
del cavallier, che sí improviso il colse,
pallido triema, come al vento fronda,
né sa quel che si faccia o che risponda.

81
     Grida Aquilante, e fulminar non resta,
e la spada gli pon dritto alla strozza;
e giurando minaccia che la testa
ad Orrigille e a lui rimarrá mozza,
se tutto il fatto non gli manifesta.
Il mal giunto Martano alquanto ingozza,
e tra sé volve se può sminuire
sua grave colpa, e poi comincia a dire:

82
     — Sappi, signor, che mia sorella è questa,
nata di buona e virtuosa gente,
ben che tenuta in vita disonesta
babbia Grifone obbrobriosamente:
e tale infamia essendomi molesta,
né per forza sentendomi possente
di torla a sí grande uom, feci disegno
d’averla per astuzia e per ingegno.

83
     Tenni modo con lei, ch’avea desire
di ritornare a piú lodata vita,
ch’essendosi Grifon messo a dormire,
chetamente da lui fèsse partita.
Cosi fece ella; e perché egli a seguire
non n’abbia, et a turbar la tela ordita,
noi lo lasciammo disarmato e a piedi;
e qua venuti sián, come tu vedi. —