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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/58

52 canto


69
     Chiedimi la metá di questo regno,
ch’io son per fartene oggi possessore;
che l’alta tua virtú non ti fa degno
di questo sol, ma ch’io ti doni il core:
e la tua mano in questo mezzo, pegno
di fé mi dona e di perpetuo amore. —
Cosí dicendo, da cavallo scese,
e vèr Grifon la destra mano stese.

69
     Grifon, vedendo il re fatto benigno
venirgli per gittar le braccia al collo,
lasciò la spada e l’animo maligno,
e sotto l’anche et umile abbracciollo.
Lo vide il re di due piaghe sanguigno,
e tosto fe’ venir chi medicollo;
indi portar ne la cittade adagio,
e riposar nel suo real palagio.

70
     Dove, ferito, alquanti giorni, inante
che si potesse armar, fece soggiorno.
Ma lascio lui, ch’al suo frate Aquilante
et ad Astolfo in Palestina torno,
che di Grifon, poi che lasciò le sante
mura, cercare han fatto piú d’un giorno
in tutti i lochi in Solima devoti,
e in molti ancor da la cittá remoti.

71
     Or né l’uno né l’altro è sí indovino,
che di Grifon possa saper che sia:
ma venne lor quel Greco peregrino,
nel ragionare, a caso a darne spia,
dicendo ch’Orrigille avea il camino
verso Antïochia preso di Soria,
d’un nuovo drudo, ch’era di quel loco,
di subito arsa e d’improviso fuoco.