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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/49


decimottavo 43


32
     Tosto che riconobbe Rodomonte
costui de la sua donna esser messaggio,
estinse ogn’ira, e serenò la fronte,
e sí senti brillar dentro il coraggio.
Ogn’altra cosa aspetta che gli conte,
prima ch’alcuno abbia a lei fatto oltraggio.
Va contra il nano, e lieto gli domanda:
— Ch’é de la donna nostra? ove ti manda? —

33
     Rispose il nano: — Né piú tua né mia
donna dirò quella ch’è serva altrui.
Ieri scontrammo un cavallier per via,
che ne la tolse, e la menò con lui. —
A quello annunzio entrò la Gelosia,
fredda come aspe, et abbracciò costui.
Seguita il nano, e narragli in che guisa
un sol l’ha presa, e la sua gente uccisa.

34
     L’acciaio allora la Discordia prese,
e la pietra focaia, e picchiò un poco,
e l’esca sotto la Superbia stese,
e fu attaccato in un momento il fuoco;
e sí di questo l’anima s’accese
del Saracin, che non trovava loco:
sospira e freme con sí orribil faccia,
che gli elementi e tutto il ciel minaccia.

35
     Come la tigre, poi ch’invan discende
nel vòto albergo, e per tutto s’aggira,
e i cari figli all’ultimo comprende
essergli tolti, avampa di tant’ira,
a tanta rabbia, a tal furor s’estende,
che né a monte né a rio né a notte mira;
né lunga via, né grandine raffrena
l’odio che dietro al predator la mena: