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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/436

430 canto


32
     Ma scusimi apo voi d’un error tanto,
ch’io non ho voi né gli altri conosciuto;
e s’emendar si può, ditemi quanto
far debbo, ch’in ciò far nulla rifiuto. —
Poi che si fu da questo e da quel canto
de’ complessi iterati al fin venuto,
rispose a lui Rinaldo: — Non vi caglia
meco scusarvi piú de la battaglia:

33
     che per certificarne che voi séte
di nostra antiqua stirpe un vero ramo,
dar miglior testimonio non potete,
che ’l gran valor ch’in voi chiaro proviamo.
Se piú pacifiche erano e quiete
vostre maniere, mal vi credevamo;
che la damma non genera il leone,
né le colombe l’aquila o il falcone. —

34
     Non, per andar, di ragionar lasciando,
non di seguir, per ragionar, lor via,
vennero ai padiglioni; ove narrando
il buon Rinaldo alla sua compagnia
che questo era Guidon, che disïando
veder, tanto aspettato aveano pria,
molto gaudio apportò ne le sue squadre;
e parve a tutti assimigliarsi al padre.

35
     Non dirò l’accoglienze che gli fèro
Alardo, Ricciardetto e gli altri dui;
che gli fece Viviano et Aldigiero,
e Malagigi, frati e cugin sui;
ch’ogni signor gli fece e cavalliero;
ciò ch’egli disse a loro, et essi a lui:
ma vi concluderò che finalmente
fu ben veduto da tutta la gente.