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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/434

428 canto


24
     Da l’altra parte il cavallier estrano,
che similmente non avea notizia
che quel fosse il signor di Montalbano.
quel sí famoso in tutta la milizia,
che gli avea incontra con la spada in mano
condotto cosí poca nimicizia,
era certo che d’uom di piú eccellenza
non potesson dar l’arme esperienza.

25
     Vorrebbe de l’impresa esser digiuno,
ch’avea di vendicare il suo cavallo;
e se potesse senza biasmo alcuno,
si trarria fuor del periglioso ballo.
Il mondo era giá tanto oscuro e bruno,
che tutti i colpi quasi ivano in fallo.
Poco ferire e men parar sapeano,
ch’a pena in man le spade si vedeano.

26
     Fu quel da Montalbano il primo a dire
che far battaglia non denno allo scuro,
ma quella indugiar tanto e differire,
ch’avesse dato volta il pigro Arturo;
e che può intanto al padiglion venire,
ove di sé non sará men sicuro,
ma servito, onorato e ben veduto,
quanto in loco ove mai fosse venuto.

27
     Non bisognò a Rinaldo pregar molto,
che ’l cortese baron tenne lo ’nvito.
Ne vanno insieme ove il drappel raccolto
di Montalbano era in sicuro sito.
Rinaldo al suo scudiero avea giá tolto
un bel cavallo e molto ben guernito,
a spada e a lancia e ad ogni prova buono,
et a quel cavallier fattone dono.