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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/432

426 canto


16
     Disse Rinaldo a lui: — Se’l destrier morto,
e non altro ci de’ porre a battaglia,
un de’ miei ti darò, piglia conforto,
che men del tuo non crederò che vaglia. —
Colui soggiunse:— Tu sei malaccorto,
se creder vuoi che d’un destrier mi caglia.
Ma poi che non comprendi ciò ch’io voglio,
ti spiegherò piú chiaramente il foglio.

17
     Vo’ dir che mi parria commetter fallo,
se con la spada non ti provassi anco,
e non sapessi s’in quest’altro ballo
tu mi sia pari, o se piú vali o manco.
Come ti piace, o scendi, o sta a cavallo:
pur che le man tu non ti tegna al fianco,
io son contento ogni vantaggio darti:
tanto alla spada bramo di provarti. —

18
     Rinaldo molto non lo tenne in lunga,
e disse: — La battaglia ti prometto;
e perché tu sia ardito, e non ti punga
di questi c’ho d’intorno alcun sospetto,
andranno inanzi fin ch’io gli raggiunga;
né meco resterá fuor ch’un valletto
che mi tenga il cavallo: — e cosí disse
alla sua compagnia che se ne gisse.

19
     La cortesia del paladin gagliardo
commendò molto il cavalliero estrano.
Smontò Rinaldo, e del destrier Baiardo
diede al valletto le redine in mano:
e poi che piú non vede il suo stendardo,
il qual di lungo spazio è giá lontano,
lo scudo imbraccia e stringe il brando fiero,
e sfida alla battaglia il cavalliero.