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314 canto


128
     Malagigi, che sa d’ogni malia
quel che ne sappia alcun mago eccellente,
ancor che ’l libro suo seco non sia,
con che fermare il sole era possente,
pur la scongiurazione onde solia
commandare ai demonii aveva a mente:
tosto in corpo al ronzino un ne constringe
di Doralice, et in furor lo spinge.

129
     Nel mansueto ubino che sul dosso
avea la figlia del re Stordilano,
fece entrar un degli angel di Minosso
sol con parole il frate di Viviano:
e quel che dianzi mai non s’era mosso,
se non quanto ubidito avea alla mano,
or d’improviso spiccò in aria un salto,
che trenta piè fu lungo e sedeci alto.

130
     Fu grande il salto, non però di sorte
che ne dovesse alcun perder la sella.
Quando si vide in alto, gridò forte
(che si tenne per morta) la donzella.
Quel ronzin, come il diavol se lo porte,
dopo un gran salto se ne va con quella,
che pur grida soccorso, in tanta fretta,
che non l’avrebbe giunto una saetta.

131
     Da la battaglia il figlio d’Ulïeno
si levò al primo suon di quella voce;
e dove furiava il palafreno,
per la donna aiutar n’andò veloce.
Mandricardo di lui non fece meno,
né piú a Ruggier, né piú a Marfisa nòce;
ma, senza chieder loro o paci o tregue,
e Rodomonte e Doralice segue.