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ventesimoquinto 297


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     Tutto ieri et oggi l’ho pregato; e quando
ho visto uscir prieghi e minaccie invano,
maledicendol molto e bestemmiando,
l’ho lasciato di qui poco lontano,
dove il cavallo e sé molto affannando,
s’aiuta, quanto può, con l’arme in mano
contra un guerrier ch’in tal travaglio il mette,
che spero ch’abbia a far le mie vendette. —

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     Ruggiero a quel parlar salito in piede,
ch’avea potuto a pena il tutto udire,
si volta a Ricciardetto, e per mercede
e premio e guidardon del ben servire
(prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede
che con la donna solo il lasci gire
tanto che ’l Saracin gli sia mostrato,
ch’a lei di mano ha il buon destrier levato.

62
     A Ricciardetto, ancor che discortese
il conciedere altrui troppo paresse
di terminar le a sé debite imprese,
al voler di Ruggier pur si rimesse:
e quel licenzia dai compagni prese,
e con Ippalca a ritornar si messe,
lasciando a quei che rimanean, stupore,
non maraviglia pur del suo valore.

63
     Poi che dagli altri allontanato alquanto
Ippalca l’ebbe, gli narrò ch’ad esso
era mandata da colei che tanto
avea nel core il suo valore impresso;
e senza finger piú, seguitò quanto
la sua donna al partir le avea commesso,
e che se dianzi avea altrimente detto,
per la presenzia fu di Ricciardetto.