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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/270

264 canto


80
né vesta piena di cotone, o tele
che circondino il capo in mille vòlti.
Non pur per l’aria gemiti e querele,
ma volan braccia e spalle e capi sciolti.
Pel campo errando va Morte crudele
in molti, varii, e tutti orribil volti;
e tra sé dice: — In man d’Orlando valci
Durindana per cento de mie falci. —

81
     Una percossa a pena l’altra aspetta.
Ben tosto cominciar tutti a fuggire;
e quando prima ne veniano in fretta
(perch’era sol, credeanselo inghiottire),
non è chi per levarsi de la stretta
l’amico aspetti, e cerchi insieme gire:
chi fugge a piedi in qua, chi colá sprona
nessun domanda se la strada è buona.

82
     Virtude andava intorno con lo speglio
che fa veder ne l’anima ogni ruga:
nessun vi si mirò, se non un veglio
a cui il sangue l’etá, non l’ardir, sciuga.
Vide costui quanto il morir sia meglio,
che con suo disonor mettersi in fuga:
dico il re di Norizia; onde la lancia
arrestò contro il paladin di Francia.

83
     E la roppe alla penna de lo scudo
del fiero conte, che nulla si mosse.
Egli ch’avea alla posta il brando nudo,
re Manilardo al trapassar percosse.
Fortuna l’aiutò, che ’l ferro crudo
in man d’Orlando al venir giú voltosse:
tirare i colpi a filo ognor non lece;
ma pur di sella stramazzar lo fece.