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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/260

254 canto


40
     Poi volto a Ferraú, disse: — Uom bestiale,
s’io non guardassi che senza elmo sei,
di quel c’hai detto, s’hai ben detto o male,
senz’altra indugia accorger ti farei. —
Disse il Spagnuol: — Di quel ch’a me non cale,
perché pigliarne tu cura ti dèi?
Io sol contra ambidui per far son buono
quel che detto ho, senza elmo come sono. —

41
— Deh (disse Orlando al re di Circassia),
in mio servigio a costui l’elmo presta,
tanto ch’io gli abbia tratta la pazzia;
ch’altra non vidi mai simile a questa. —
Rispose il re: — Chi piú pazzo saria?
Ma se ti par pur la domanda onesta,
prestagli il tuo; ch’io non sarò men atto,
che tu sia forse, a castigare un matto. —

42
     Suggiunse Ferraú:—Sciocchi voi, quasi
che, se mi fosse il portar elmo a grado,
voi senza non ne fosse giá rimasi;
che tolti i vostri avrei, vostro mal grado.
Ma per narrarvi in parte li miei casi,
per voto cosí senza me ne vado,
et anderò, fin ch’io non ho quel fino
che porta in capo Orlando paladino. —

43
— Dunque (rispose sorridendo il conte)
ti pensi a capo nudo esser bastante
far ad Orlando quel che in Aspramonte
egli giá fece al figlio d’Agolante?
Anzi credo io, se tel vedessi a fronte,
ne tremeresti dal capo alle piante;
non che volessi l’elmo, ma daresti
l’altre arme a lui di patto, che tu vesti. —