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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/198

192 canto


88
     E dice ch’egli vuol ch’un suo germano
ch’era minor d’etá, l’abbia per moglie.
Quindi si parte il senator romano
il dí medesmo che Bireno scioglie.
Non volse porre ad altra cosa mano,
fra tante e tante guadagnate spoglie,
se non a quel tormento ch’abbián detto
ch’ai fulmine assimiglia in ogni effetto.

89
     L’intenzïon non giá, perché lo tolle,
fu per voglia d’usarlo in sua difesa;
che sempre atto stimò d’animo molle
gir con vantaggio in qualsivoglia impresa:
ma per gittarlo in parte, onde non volle
che mai potesse ad uom piú fare offesa:
e la polve e le palle e tutto il resto
seco portò, ch’apperteneva a questo.

90
     E cosí, poi che fuor de la marea
nel piú profondo mar si vide uscito,
sí che segno lontan non si vedea
del destro piú né del sinistro lito;
lo tolse, e disse: — Acciò piú non istea
mai cavallier per te d’essere ardito,
né quanto il buono val, mai piú si vanti
il rio per te valer, qui giú rimanti.

91
     O maladetto, o abominoso ordigno,
che fabricato nel tartareo fondo
fosti per man di Belzebú maligno
che ruinar per te disegnò il mondo,
all’inferno, onde uscisti, ti rasigno. —
Cosí dicendo, lo gittò in profondo.
Il vento intanto le gonfiate vele
spinge alla via de l’isola crudele.