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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/196

190 canto


80
     e quel che non avea potuto prima
fare a cavallo, or fará essendo a piede.
Lo seguita sí ratto, ch’ogni stima
di chi noi vide, ogni credenza eccede.
Lo giunse in poca strada; et alla cima
de l’elmo alza la spada, e sí lo fiede,
che gli parte la testa fin al collo,
e in terra il manda a dar l’ultimo crollo.

81
     Ecco levar ne la cittá si sente
nuovo rumor, nuovo menar di spade;
che ’l cugin di Bireno con la gente
ch’avea condutta da le sue contrade,
poi che la porta ritrovò patente,
era venuto dentro alla cittade,
dal paladino in tal timor ridutta,
che senza intoppo la può scorrer tutta.

82
     Fugge il populo in rotta, che non scorge
chi questa gente sia, né che domandi;
ma poi ch’uno et un altro pur s’accorge
all’abito e al parlar, che son Selandi,
chiede lor pace, e il foglio bianco porge;
e dice al capitan che gli comandi,
e dar gli vuol contra i Frisoni aiuto,
che ’l suo duca in prigion gli ha ritenuto.

83
     Quel popul sempre stato era nimico
del re di Frisa e d’ogni suo seguace,
perché morto gli avea il signore antico,
ma piú perch’era ingiusto, empio e rapace.
Orlando s’interpose come amico
d’ambe le parti, e fece lor far pace;
le quali unite, non lasciar Frisone
che non morisse o non fosse prigione.