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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/190

184 canto


56
     Or, s’in voi la virtú non è diforme
dal fier sembiante e da l’erculeo aspetto,
e credete poter darmegli, e tòrme
anco da lui, quando non vada retto;
siate contento d’esser meco a porme
ne le man sue: ch’io non avrò sospetto,
quando voi siate meco, se ben io
poi ne morrò, che muora il signor mio. —

57
     Qui la donzella il suo parlar conchiuse,
che con pianto e sospir spesso interroppe.
Orlando, poi ch’ella la bocca chiuse,
le cui voglie al ben far mai non fur zoppe,
in parole con lei non si diffuse;
che di natura non usava troppe:
ma le promise, e la sua fé le diede,
che faria piú di quel ch’ella gli chiede.

58
     Non è sua intenzion ch’ella in man vada
del suo nimico per salvar Bireno:
ben salverá amendui, se la sua spada
e l’usato valor non gli vien meno.
Il medesimo dí piglian la strada,
poi c’hanno il vento prospero e sereno.
Il paladin s’affretta; che di gire
all’isola del mostro avea desire.

59
     Or volta all’una, or volta all’altra banda
per gli alti stagni il buon nochier la vela:
scuopre un’isola e un’altra di Zilanda:
scuopre una inanzi, e un’altra a dietro cela.
Orlando smonta il terzo dí in Olanda;
ma non smonta colei che si querela
del re di Frisa: Orlando vuol che intenda
la morte di quel rio, prima che scenda.