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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/188

182 canto


48
     Ciò che si possa far per sua salute,
fuor che perder me stessa, il tutto ho fatto.
Sei castella ebbi in Fiandra, e l’ho vendute:
e’1 poco o’l molto prezzo ch’io n’ho tratto,
parte, tentando per persone astute
i guardiani corrumpere, ho distratto;
e parte, per far muovere alli danni
di quell’empio or gl’Inglesi, or gli Alamanni.

49
     I mezzi, o che non abbiano potuto,
o che non abbian fatto il dover loro,
m’hanno dato parole e non aiuto;
e sprezzano or che n’han cavato l’oro:
e presso al fine il termine è venuto,
dopo il qual né la forza nè ’l tesoro
potrá giunger piú a tempo, sí che morte
e strazio schivi al mio caro consorte.

50
     Mio padre e’ miei fratelli mi son stati
morti per lui; per lui toltomi il regno;
per lui quei pochi beni che restati
m’eran, del viver mio soli sostegno,
per trarlo di prigione ho disipati:
né mi resta ora in che piú far disegno,
se non d’andarmi io stessa in mano a porre
di sí crudel nimico, e lui disciorre.

51
     Se dunque da far altro non mi resta,
né si truova al suo scampo altro riparo
che per lui por questa mia vita, questa
mia vita per lui por mi sará caro.
Ma sola una paura mi molesta,
che non saprò far patto cosí chiaro,
che m’assicuri che non sia il tiranno,
poi ch’avuta m’avrá, per fare inganno.