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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/185


cando nono 179


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     Io che sforzar cosí mi veggio, voglio,
per uscirgli di man, perder la vita;
ma se pria non mi vendico, mi doglio
piú che di quanta ingiuria abbia patita.
Fo pensier molti; e veggio al mio cordoglio
che solo il simular può dare aita:
fingo ch’io brami, non che non mi piaccia,
che mi perdoni e sua nuora mi faccia.

37
     Fra molti ch’ai servizio erano stati
giá di mio padre, io scelgo dui fratelli,
di grande ingegno e di gran cor dotati,
ma piú di vera fede, come quelli
che cresciutici in corte et allevati
si son con noi da teneri citelli;
e tanto miei, che poco lor parria
la vita por per la salute mia.

38
     Communico con loro il mio disegno:
essi prometton d’essermi in aiuto.
L’un viene in Fiandra, e v’apparecchia un legno;
l’altro meco in Olanda ho ritenuto.
Or mentre i forestieri e quei del regno
s’invitano alle nozze, fu saputo
che Bireno in Biscaglia avea una armata,
per venire in Olanda, apparecchiata.

39
     Però che, fatta la prima battaglia
dove fu rotto un mio fratello e ucciso,
spacciar tosto un corrier feci in Biscaglia,
che portassi a Bireno il tristo aviso;
il qual mentre che s’arma e si travaglia,
dal re di Frisa il resto fu conquiso.
Bireno, che di ciò nulla sapea,
per darci aiuto i legni sciolti avea.