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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/184

178 canto


32
     Morto i fratelli e il padre, e rimasa io
de l’isola d’Olanda unica erede,
il re di Frisa, perché avea disio
di ben fermare in quello stato il piede,
mi fa sapere, e cosí al popul mio,
che pace e che riposo mi conciede,
quando io vogli or, quel che non volsi manti,
tor per marito il suo figliuolo Arbante.

33
     Io per l’odio non sí, che grave porto
a lui e a tutta la sua iniqua schiatta,
il qual m’ha dui fratelli e ’l padre morto,
saccheggiata la patria, arsa e disfatta;
come perché a colui non vo’ far torto,
a cui giá la promessa aveva fatta,
ch’altr’uomo non saria che mi sposasse,
fin che di Spagna a me non ritornasse:

34
     — Per un mal ch’io patisco, ne vo’ cento
patir (rispondo), e far di tutto il resto;
esser morta, arsa viva, e che sia al vento
la cener sparsa, inanzi che far questo. —
Studia la gente mia di questo intento
tormi: chi priega, e chi mi fa protesto
di dargli in mano me e la terra, prima
che la mia ostinazion tutti ci opprima.

35
     Cosí, poi che i protesti e i prieghi invano
vider gittarsi, e che pur stava dura,
presero accordo coi Frisone, e in mano,
come avean detto, gli dier me e le mura.
Quel, senza farmi alcuno atto villano,
de la vita e del regno m’assicura,
pur ch’io indolcisca l’indurate voglie,
e che d’Arbante suo mi faccia moglie.