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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/182

176 canto


24
     Quei giorni che con noi contrario vento,
contrario agli altri, a me propizio, il tenne
(ch’agli altri fur quaranta, a me un momento:
cosí al fuggire ebbon veloci penne),
fummo piú volte insieme a parlamento,
dove, che ’l matrimonio con solenne
rito al ritorno suo saria tra nui,
mi promise egli, et io ’l promisi a lui.

25
     Bireno a pena era da noi partito
(che cosí ha nome il mio fedele amante),
che ’l re di Frisa (la qual, quanto il lito
del mar divide il fiume, è a noi distante),
disegnando il figliuol farmi marito,
ch’unico al mondo avea, nomato Arbante,
per li piú degni del suo stato manda
a domandarmi al mio padre in Olanda.

26
Io ch’all’amante mio di quella fede
mancar non posso, che gli aveva data,
e ancor ch’io possa, Amor non mi conciede
che poter voglia, e ch’io sia tanto ingrata;
per ruinar la pratica ch’in piede
era gagliarda, e presso al fin guidata,
dico a mio padre, che prima ch’in Frisa
mi dia marito, io voglio essere uccisa.

27
     Il mio buon padre, al qual sol piacea quanto
a me piacea, né mai turbar mi volse,
per consolarmi e far cessare il pianto
ch’io ne facea, la pratica disciolse:
di che il superbo re di Frisa tanto
isdegno prese e a tanto odio si volse,
ch’entrò in Olanda, e cominciò la guerra
che tutto il sangue mio cacciò sotterra.