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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/178

172 canto


8
     Passando un giorno, come avea costume,
d’un paese in un altro, arrivò dove
parte i Normandi dai Britoni un fiume,
e verso il vicin mar cheto si muove;
ch’allora gonfio e bianco giá di spume
per nieve sciolta e per montane piove:
e l’impeto de l’acqua avea disciolto
e tratto seco il ponte, e il passo tolto.

9
     Con gli occhi cerca or questo lato or quello
lungo le ripe il paladin, se vede
(quando né pesce egli non è, né augello)
come abbia a por ne l’altra ripa il piede:
et ecco a sé venir vede un battello,
ne la cui poppe una donzella siede,
che di volere a lui venir fa segno:
né lascia poi ch’arrivi in terra il legno.

10
     Prora in terra non pon; che d’esser carca
contra sua volontá forse sospetta.
Orlando priega lei che ne la barca
seco lo tolga, et oltre il fiume il metta.
Et ella lui: — Qui cavallier non varca,
il qual su la sua fé non mi prometta
di fare una battaglia a mia richiesta,
la piú giusta del mondo e la piú onesta.

11
     Sì che s’avete, cavallier, desire
di por per me ne l’altra ripa i passi,
promettetemi, prima che finire
quest’altro mese prossimo si lassi,
ch’al re d’Ibernia v’anderete a unire,
appresso al qual la bella armata fassi
per distrugger quell’isola d’Ebuda,
che, di quante il mar cinge, è la piú cruda.