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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/106

100 canto


76
     E verso la cittá di Santo Andrea,
dove era il re con tutta la famiglia,
e la battaglia singular dovea
esser de la querela de la figlia,
andò Rinaldo quanto andar potea,
fin che vicino giunse a poche miglia;
alla cittá vicino giunse, dove
trovò un scudier ch’avea piú fresche nuove:

77
     ch’un cavalliere istrano era venuto,
ch’a difender Ginevra s’avea tolto,
con non usate insegne, e sconosciuto,
però che sempre ascoso andava molto;
e che dopo che v’era, ancor veduto
non gli avea alcuno al discoperto il volto;
e che ’l proprio scudier che gli servia
dicea giurando: — Io non so dir chi sia. —

78
     Non cavalcaro molto, ch’alle mura
si trovâr de la terra e in su la porta.
Dalinda andar piú inanzi avea paura;
pur va, poi che Rinaldo la conforta.
La porta è chiusa, et a chi n’avea cura
Rinaldo domandò: — Questo ch’importa? —
E fugli detto: perché ’l popul tutto
a veder la battaglia era ridutto,

79
     che tra Lurcanio e un cavallier istrano
si fa ne l’altro capo de la terra,
ove era un prato spazioso e piano;
e che giá cominciata hanno la guerra.
Aperto fu al signor di Montealbano,
e tosto il portinar dietro gli serra.
Per la vòta cittá Rinaldo passa;
ma la donzella al primo albergo lassa: