Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/178

172 vi - stanze

2
     V’ho sí ne’ miei pensier leggiadra e bella
sí viva e vera; ho sí di voi nel cuore
reai costumi, angelica favella,
andar celeste e star degno d’onore,
ch’io vi contemplo e riconosco quella
medesma in me che vi vede altri fuore;
voi veggio, con voi parlo e voi sempre odo;
son con voi sempre e di voi sempre godo.
3
     Dunque, se ’l cuor sempre vi vede e tocca,
che mi può dar di piú l’occhio o la mano?
S’egli parla con voi, che s’han la bocca
o li orecchi a doler ch’io sia lontano?
Voi sète in me, ed io son quella ròcca
de la qual trarvi ogni disegno è vano;
ché la difende Amor la notte e ’l giorno
e con fuoco e con strali entro e d’intorno.
4
     Deh, quanto, aimè! quanto sarei felice,
che piacer saria ’l mio, che gaudio immenso,
se quel che la ragion approva e dice
dicesse ancora ed approvasse il senso!
Ma che s’ha egli a far, se nulla lice
a lui gioir di tanto ben ch’io penso?
Quante cose in disegno, oimè! son belle,
che poste in pruova poi non son piú quelle!.
8
     Che li miei sensi di voi privi sieno
pur patirei se ben non volentieri;
e forse ancor volentieri, se almeno
fussino i gaudi de la mente intieri;
che come gli occhi e ’l bel viso sereno
cosí vedessi ancor vostri pensieri;
sì che fussi sicur che tal fuss’io
nel vostro cuor qual voi sète nel mio.