Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/59


Polemiche 53

a smentire le nostre asserzioni, e noi non avremo paura. E tutto questo sia detto fra noi senza adirarsi!»

Non si può negare che la conclusione non sia degna dell’articolo. Noi (teologi romani, impostori e senza logica) siamo tanto perversi, che non possiamo stare, se non calunniamo il povero sig. E. P. Ma egli non ha paura, fidente nella sua scienza, nella sua erudizione, nella sua logica, nella sua lealtà, superiore ad ogni eccezione. Anzi ci sfida e ci provoca. E sicuro, che nessuno di noi avrà l’ardire di muoversi e di affrontarsi con un suo pari, si rivolge trionfante al lettore, e lo invita: a riflettere sull’articolo, a verificare le annotazioni, a vedere se dice la verità».

Ma ahimè, signor Pettoello! Vi hanno preso in parola. Hanno riflettuto sull’articolo, e si sono accorti che è pieno zeppo di idee confuse ed erronee, di asserzioni insussistenti e contradditorie. Hanno verificato le annotazioni, coma voi le chiamate, e hanno trovato che sono, o false di pianta, o atte solo a provare il contrario. Ed hanno conchiuso che, come avete ragionato male e li ingannate col più grande sangue freddo del mondo in un incontro, così è possibile, anzi molto verosimile, che li inganniate anche negli altri; sicchè non sia necessario, per aver tutta la ragione di negarvi fede, di rifare sempre l’esame lungo e faticoso, che questa volta ci siamo compiaciuti di fare.

In queste osservazioni, come il lettore avrà veduto, io mi sono occupato unicamente delle precise parole dell’articolo sulla confessione inserito nel N. 181 della Favilla. Dichiaro che qualunque scritto in proposito di esse, che non trattasse, allo stesso modo, precisamente delle cose che vi asserisco, e divagasse invece su altre che vi avessero solo più o meno relazione, lo considererò di nessun valore, e ne farò lo stesso conto, come se non esistesse.